Il voto anti crisi

Le elezioni hanno fatto bene alla Spagna. All’asta del debito pubblico di Madrid, ieri, gli investitori hanno chiesto un tasso dell’1,73 per cento per i titoli pubblici trimestrali, contro il 5,11 per cento di novembre; e un tasso del 2,43 per cento per i semestrali, contro il precedente 5,22.
5 AGO 20
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Le elezioni hanno fatto bene alla Spagna. All’asta del debito pubblico di Madrid, ieri, gli investitori hanno chiesto un tasso dell’1,73 per cento per i titoli pubblici trimestrali, contro il 5,11 per cento di novembre; e un tasso del 2,43 per cento per i semestrali, contro il precedente 5,22. Il fatto che ci sia in Spagna un governo appena eletto rassicura sull’attuazione del programma di risanamento che porterà il deficit al 3 per cento del pil nel 2013. L’Italia, che con la manovra del governo Monti azzererà il deficit nel 2013, ha ancora tassi sui titoli semestrali sopra il 6 per cento. Certo, la situazione del debito della Spagna non è comparabile a quella dell’Italia, perché essa ha un rapporto debito/pil del 78 per cento contro il nostro 120 per cento. Ma resta il fatto che il differenziale tra rendimenti del debito italiano e di quello spagnolo è continuato a salire in queste settimane, come certificato ieri anche dagli economisti de Lavoce.info.
Il caso spagnolo costituisce un modello ideale di come la democrazia parlamentare, e il voto popolare, possono imbrigliare la crisi finanziaria. Nel periodo più drammatico, infatti, il governo allora al potere di Zapatero, si avvalse della collaborazione dell’opposizione per le misure d’emergenza. Dopo una campagna elettorale serena, oggi Madrid ha un governo che risponde ai cittadini, con la propria linea politica, e i mercati apprezzano questa prevedibilità. In Italia, per ragioni politiche, culturali e istituzionali non è stato possibile effettuare una tale scelta. Senza le necessarie riforme istituzionali, prima o poi torneremo succubi del circo mediatico-finanziario e del balletto di Lady Spread.